Sull'ecotassa l'ombra dei gilet gialli

Nonostante Matteo Salvini abbia già preso le distanze e Luigi Di Maio annunci tavoli tecnici per migliorarne il testo, la nuova ecotassa sulle auto ritenute inquinanti, che dovrebbe scattare per tre anni dal prossimo 2019, è stata approvata in commissione bilancio.

In sintesi si tratta di un provvedimento che, se trasformato in legge, comporterà un’ulteriore tassa dai 150 ai 3.000 euro per tutti coloro che acquisteranno auto con emissioni di anidride carbonica oltre una determinata soglia. Parallelamente, si prevedono bonus sull’acquisto di auto elettriche o con emissioni particolarmente basse da 1.500 a 6.000 euro.

Un principio apparentemente corretto (chi più inquina, più paga) produce in realtà conseguenze paradossali.

Infatti una Panda da 12.000 euro si troverebbe a dover pagare un’ecotassa di 300 euro, il doppio di una BMW da oltre 50.000 euro, mentre una Porsche Cayenne ibrida da 96.000 euro beneficerebbe di un contributo sull’acquisto di 1.500 euro (una Tesla da oltre 100.000 euro addirittura di 6.000 euro).

Il tutto su un settore (quello dell’auto) già in difficoltà per conto suo e, oltretutto, abbondantemente ipertassato e oltremodo spremuto (bolli, superbolli, accise sui carburanti, multe e pedaggi autostradali sempre più cari, ztl, parcheggi …).

Per di più, siccome la nuova imposta si basa sull’emissione di CO2, questa verrebbe a porsi in contrasto con le iniziative di quelle realtà locali che cercano di disincentivare l’uso del diesel per combattere l’inquinamento da polveri sottili. Infatti le auto alimentate a gasolio emettono meno CO2 rispetto a quelle a benzina che però sono molto più pulite dal punto di vista delle polveri sottili.

Sindacati e organizzazioni dei produttori di auto, all’unisono, hanno espresso pesanti preoccupazioni sulla disincentivazione delle vendite e sui conseguenti riflessi occupazionali che la nuova ecotassa comporterebbe. Per una volta, incredibilmente, tutti d’accordo.

Pessime notizie anche per i risparmiatori, con il titolo FCA che crolla a Piazza Affari con tanti saluti a tutti coloro che hanno investito i loro soldi nelle azioni del gruppo italo-americano.

Sembra che la lezione dei cosiddetti “gilet gialli” francesi non abbia davvero insegnato nulla. Una Francia in rivolta proprio per la scelta governativa di introdurre nuove tasse che hanno fatto aumentare il prezzo del carburante per auto.

Un esempio che dovrebbe indurre i nostri governanti a prestare una maggiore attenzione a questi temi e a non dare per scontato che basti semplicemente tornare indietro per rimettere le cose a posto.

La corda è ormai da tempo tesa e, prima o poi, rischia di spezzarsi.

Claudio Siciliotti
@csiciliotti
@claudio.siciliotti

08/12/2018 Il Messaggero Veneto